La Storia di Esmeralda
Mi chiamo Giulia, sono la mamma di Esmeralda, una stupenda bimba che ora ha 3 anni.
Io e mio marito Alessandro dopo 3 anni di matrimonio abbiamo deciso di ingrandire la famiglia e finalmente dopo 3 mesi di tentativi arriva il famoso test positivo.
Panico, gioia e paura sono stati emozioni che ci hanno accompagnato fin da subito. Siamo stati tanti anni solo io, lui e i nostri 3 bassotti, che avevamo timore di non saper affrontare questa nuova avventura.
Ho avuto nausee mattina e sera per ben 5 mesi. Intorno a me dicevano che era buono perché significata che più stavo male io e piu il bambino stava bene. Infatti ogni ecografia, quel cuoricino e corpicino crescevano benissimo. Prenotiamo la morfologica un po’ nei tempi finali, ma non ho mai smesso di lavorare quindi ero sempre un po’ in ritardo nei controlli.
Andiamo in visita e ci separano; mio marito fuori vedeva tutto da un monitor a muro e io ovviamente dentro con il dottore. Eravamo sereni ma per tutta la durata della visita il dottore tranquillissimo non parlava. Alla fine anche per un po’ di imbarazzo ho chiesto se andava tutto bene. Ci fa accomodare e ci spiega la situazione. La bimba aveva un ernia diaframmatica sinistra, dovevamo contattare subito il bambin Gesù.
La sentenza che qualcosa poteva andare male era arrivata.
Panico….
Sono iniziati i silenzi, l’incredulità, le prime domande che ci facevamo da soli che avevamo paura di dire ad alta voce.
Il primo colloquio la situazione è diventata più chiara e per niente bella. Tante variabili, tante percentuali, tante cose che potevano andare storte, eppure in mezzo al caos più nero ogni singolo dottore che abbiamo incontrato ci ha trasmesso speranza e determinazione. Le garanzie non esistono, ma sentirsi nelle mani giuste fa la differenza. Avevamo senza saperlo trovato le persone più umane e competenti che potevamo. Poi c’era lei la dottoressa Fabietti, una donna che definisco un angelo. Una donna di un empatia e un energia pazzesca a cui io mi sono aggrappata. Se qualcuno poteva salvare mia figlia lei era quella giusta, lei è la sua equipe.
Ogni mese le cose non miglioravano e per quanto io non percepissi il male mia figlia, lei stava subendo pressione e disagi dall’interno.
Vivi in due realtà opposte, te hai una gravidanza normale senti tua figlia muoversi, la vedi crescere, …eppure i medici con i loro apparecchi percepiscono la gravità e ti preparano a tutto.
Ci hanno parlato del palloncino tracheale come ultima spiaggia se tutto fosse andato male. Ma noi sentendoci già sfortunati ci siamo preparati ad affrontare questo intervento, e così fù. Esmeralda aveva un 20 percento di possibilità di sopravvivenza.
Abbiamo fissato l’intervento. Le ore interminabili, la paura di sapere che lei neanche nata doveva subire questo intervento. Una mamma si augura solo il bene del proprio bambini e io in quel momento mi sentivo sconfitta, la mia bimba doveva battere ogni record, ancora non era nata e già doveva affrontare il primo round con la vita.
Tutto è andato bene.
Io questa bambina, continuavo a dirlo, l’avrei portata a casa tra pianti e sorrisi. Attendiamo le settimane per il deplug. Avevo tanto liquido amniotico, ero gonfissima, e i dottori temevamo qualche rottura dei tessuti. Ma con i tempi siamo riusciti comunque ad attendere quei giorni preziosi sperando che Esmeralda crescesse il più possibile. Arriva il giorno della rimozione tutto ok. Ma subito poco dopo l’intervento io mi sento male, mi partono delle emorragie nella zona dell’utero. (Io quella mattina me lo sentivo che avrei partorito e così fù).
Cesareo d’emergenza.
Esmeralda nasce il 2 marzo 2023 alle 14.00 precise, pesava 2.2kg. Ci separano, io sono una settimana in ospedale lontana da lei, mio marito contrae il COVID il giorno dopo il parto e subito dopo anche mia madre. È stata una situazione allucinante, eravamo tutti soli e separati. Esmeralda è stata una bimba che ha affrontato tutto da sola, sorvegliata dagli angeli migliori che ci sono: i nostri dottori. Dopo 3/4 giorni lei si stabilizza e io tramite fax autorizzo l’operazione per sistemare i danni che l’ernia ha causato.
L’intervento FETO era riuscito, Esmeralda è riuscita a sviluppare un polmoncino e mezzo e aveva buone possibilità ma doveva superare i primi giorni quelli più critici. Quando finalmente dopo una settimana ci siamo ricongiunte non riuscivo a vederla per quanto piangevo. Siamo entrati nel mondo TIN ( terapia intensiva) un mondo che ti rimane dentro, che mette a dura prova gli equilibri fragili delle persone. Tubi, terapie, macchinari, allarmi, sensori avvolgono bimbi piccolissimi che lottano ogni singolo istante per tornare a casa.
Esmeralda ha avuto alti e bassi, non riusciva a respirare da sola è stata intubata parecchio.
Abbiamo vissuto scene che segnano ogni neo genitore. Ma lei c’era!!!

Io quando non riuscivo a trattenermi piangevo e lei dal suo lettino in piena riabilitazione mi sosteneva, mi stritolava il dito con la sua minuscola mano piena di forza…la trovo ancora la cosa più incredibile che ho vissuto. Li ho capito che eravamo una squadra, quando crolla uno l’altro lo sostiene. Abbiamo vissuto le montagne russe. Dopo due mesi ho abbracciato mia figlia, ma era piena di fili e tubi, ricordo che volevo solo che riposasse e guarisse. Io avrei aspettato. Mi sentivo in colpa e quindi non intendevo crearle disagi, gli parlavo solo e spero che un giorno perdonerà la mia fragilità.
Finalmente riusciamo ad andare in reparto semi intensiva e li un po’ la storia cambia. Lei sta recuperando peso, sta recuperando un po’ il colorito. I genitori intorno a noi come noi hanno tirato un piccolo sospiro anche non sapendo quanto duri.
Finalmente creiamo amicizie perché gli animi sono leggermente più quieti.

Dopo 3 mesi Esmeralda finalmente viene dimessa, sta bene. Iniziano i follow up, controlli e fisioterapia.
Ma più affrontavamo tutto è più mi tornavano in mente le parole dei dottori. Se tutto andava bene Esmeralda avrebbe avuto una vita normale. E i risultati ci stavano portando fuori da quel buco nero, verso la miglior direzione.
Oggi è una bambina sveglia e dinamica, di tutto quello che ha passato resta solo una cicatrice da guerriera visibile a tutti.
“Fianco a fianco, eroi e angeli (i nostri bambini e i nostri dottori) non conoscono sconfitta: il loro legame è la promessa della vittoria.”

