A Letizia un giorno dissi .... la Storia di Checco

 

 

A Letizia un giorno dissi; la storia di Francesco è un po’ lunga, quando guarirà del tutto la scriverò. Questo è il momento.

 

Antonio e Mariapia, o meglio Pia, non ha mai preferito il primo nome. Siamo noi. Otto anni come fidanzati e altri sette in matrimonio. Mai abbiamo pianificato il quando diventare genitori; doveva essere un dono naturale. Ma trascorsi otto anni dal sì, nessun segno ci faceva sperare e  cominciava a diventare sempre più forte il desiderio di diventare una mamma e un papà. Era giunto il momento di ricorrere alle Visite mediche, controlli e terapie per rendere concreta la nostra decisione. Ma nulla. Solo la FIVET ci poteva aiutare.

Non siamo dei religiosi esemplari, ci definiamo cristiani poco praticanti, ma credenti, di quelli dei giorni nostri che ricorrono alla fede solo nel momento del bisogno, e dimenticano la mattina di ringraziare il Signore.

In quel tempo avevamo bisogno non solo della assistenza materiale  alla procreazione, ma anche di quella spirituale; così dopo ricerche e consigli, scoprimmo il Santuario di Santa Maria Francesca delle cinque piaghe  in quel di Napoli, Santa protettrice delle donne che non riescono a concepire. La sua storia, i suoi miracoli non la racconto qui.

Ci recammo al santuario, ma ahimè a causa del ritardo, lo trovammo chiuso. Pia alcuni giorni dopo effettuò la FIVET ….e purtroppo non ebbe successo. Dispiaciuti e mortificati decidemmo di aspettare e prendere una pausa.

Trascorso un po’ di tempo ci caricammo d’animo e decidemmo un secondo tentativo di FIVET.

Nuovamente ci recammo al Santuario della Santa ( partimmo prima!) e finalmente arrivati potemmo fare visita. Ricevemmo la benedizione dalle suore sulla sedia miracolosa della Santa. La FIVET in seguito ebbe successo. Su tre ovuli, uno solo attecchì….era FRANCESCO. Già combattente e  coraggioso. Tanta felicità…finalmente. Al Via con le visite dal ginecologo. Urrà.

Visita alla 15 esima  settimana, COMPLEANNO DI PIA!!!….tutto ok…ma…..vedemmo la faccia dubbiosa del medico ginecologo davanti al monitor…”.ragazzi c’è una cosa”. Noi con il cuore fermo.” Il bimbo ha un ernia sinistra al diaframma; parecchi organi in addome; polmone compresso”.

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Pia, infermiera, capì subito la patologia. Io soccorritore,mai sentita sino all’ora. Il medico fù molto chiaro e ci spiegò tutto, anche la gravità della diagnosi così precoce. Amareggiati, delusi e molto preoccupati, Così uscimmo dallo studio. Subito ricerche (Santo internet!), la malattia, la gravità, le cure….tutto nel sito della FABED. Storie, successi, sconfitte, che non discostarono la nostra decisione; Francesco doveva nascere! Doveva combattere! Non eravamo noi a dover decidere o prevedere il futuro.

Giunse l’ora. Bari Policlinico. Una TIN  fatta di medici e infermieri meravigliosi, che ci ha seguito sino ad oggi, e penso anche dopo. FRANCESCO E’ NATO! ORE 7:00 (ricordatevi questa ora). Intubato e bla bla bla…pianti, pianti, pianti, attese fuori dal reparto, e ancora pianti, pianti e pianti. Cominciò per noi “l’incubo dei numeri!”. Maledetto monitor. Maledetta saturazione. Intervento al 3° giorno TUTTO OK!. Ancora numeri, monitor, allarmi e lacrime .Dopo un mese e mezzo di angoscia, alti e bassi, una infezione da H1N1, e un pneumotorace tutti MIRACOLOSAMENTE GUARITI, ancora qualcosa non andava bene. Pressioni polmonari alte, dotto di botallo ancora pervio (valvola nel cuore), saturazione non buona. Esami. RECIDIVA!!! Un altra pugnalata al cuore.

Dovevamo fare di pìù per Checco. Decidemmo di spostarci al Bambino Gesù.

 In primis, regolarizzare le pressioni. Intervento al cuore con chiusura chirurgica del dotto. Primi capelli bianchi al papà!. Una settimana dopo, intervento alla recidiva di ernia. Altri capelli bianchi al papà.

Eravamo giunti alla quarta puntata nelle TERAPIE INTENSIVE.

 Ancora alti e bassi, piccoli miglioramenti, ma purtroppo Checco aveva bisogno ancora di ossigeno. Polmone sinistro ipoplasico (piccolo, come una noce) e il destro malridotto a causa delle ripetute intubazioni, ipertensione polmonare.

 Finalmente dimessi, ritornammo a casa! Il fato: mamma infermiera, papà sulle ambulanze e ….il nostro migliore amico, distributore dell’ossigeno!!!!

 Bomboloni di ossigeno dappertutto e il maledetto saturimetro! Notti passate tra allarmi e angosce. Checco imparò a camminare con il tubo dell’ossigeno (studiammo uno di 10 metri!!!). Le pochissime uscite concesse erano vincolate alla durata del bombolino portatile. Quante corse!

 Venimmo inseriti nel follow up di cardiologia. Una brava dottoressa ci inserì in un piano di studio per un farmaco. Il farmaco diede i suoi risultati dopo un anno. VIA L’OSSIGENO!!!! Una cosa meravigliosa. Finalmente cominciammo a condurre una vita quasi normale, fatto solo di terapie per bocca e visite mensili a Roma.Non facemmo mancare nulla a Checco. La “pepa” (spesa) con mamma e papà, il mare, la ludoteca, tanti “tutini” (giochini), il parco giochi. Diventò mangiatore ufficile di “paccacchi” (pistacchi)….a kili! Avevamo dimenticato la sua patologia.

Finì l’estate e cominciò ad arrivare l’autunno e poi l’inverno .Subito Vaccino e chiusura alle uscite di casa. Verso fine novembre Checco cominciò ad ammalarsi con piccoli raffreddori….qualche areosol, tachipirina e via avanti così. Verso febbraio 2014 Checco comincia ad aver bisogno dell’ossigeno perché non satura bene….mannaggia. Si continua con areosol e antibiotici. A marzo Checco non stà affatto bene, decidemmo di partire d’urgenza a Roma via pronto soccorso. Ricovero e diagnosi di aggravamento delle pressioni polmonari e dello scompenso del cuore. Nessuna terapia specifica se non l’attesa di guarigione naturale. Prossimo Dh a maggio. Nel frattempo Checco non è mai migliorato,diventava sempre più affaticato e mangiava e giocava sempre meno .Ricorremmo anche a un Professore pneumologo pediatrico di Bari la quale anche lui non diede sostanziali terapie. Una situazione polmonare anomala. Finalmente Maggio. Dh. Situazione molto grave. Pressioni alle stelle, cuore dilatato . Comincia per tutti noi il calvario. Due lunghi mesi di ricovero. Alti e bassi, piccoli miglioramenti e grandi peggioramenti. Checco sempre più consapevole della sua situazione, ma mai stanco di dirmi “babà quando torniamo a casa?” Due mesi intensi di amore e giochi per lui, per alleviare il suo ricovero e le sue sofferenze. Due mesi di pianti e la convinzione che eravamo in un vicolo cieco. La situazione si aggravò talmente tanto che i medici ci dissero che lo dovevano trasferirlo in intensiva e indurlo in coma farmacologico. Durante questa fase, il Signore ci mise davanti a un'altra dura prova….salutare  Checco mentre lo stavano addormentando. E’ stato il nostro addio a Francesco. Una settimana dopo (alle 7:00 ....) Checco è diventato l’angioletto di mamma e babà.

CIAO CHECCO, ASPETTACI, CI VEDREMO PRESTO.

 

Antonio e Pia