Embrione umano: considerazioni ontologiche e statuto
etico-giuridico
Venerdì 24 febbraio 2006 nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa
della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del
Congresso Internazionale "L’embrione umano nella fase del preimpianto.
Aspetti scientifici e considerazioni bioetiche" che si è tenuto nei
giorni 27 e 28 febbraio 2006, in Vaticano, in occasione della XII Assemblea
Generale della Pontificia Accademia per la Vita.
Di seguito riportiamo l’intervento pronunciato in questa occasione dal
professor Adriano Bompiani, Ginecologo, Direttore dell’Istituto Scientifico
Internazionale (ISI), Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
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Premessa
Per attribuire uno "statuto giuridico" all’embrione, occorre
"conoscere" la "natura" dello stesso.
Tuttavia, la "conoscenza" – per essere tale e corrispondere per
quanto è possibile alla "realtà" – non può prescindere
dall’approfondimento della "natura" dell’oggetto considerato e cioè
deve basarsi su un chiarimento ontologico.
Deputata a questo processo – se prendiamo in considerazione l’embrione umano
nelle fasi assolutamente precoci del suo sviluppo (allorché non si è ancora
impiantato nell’utero materno) – è l’embriologia, negli apporti genetici,
morfologici, biochimici e di biologia molecolare che oggi essa può offrire.
Non è sufficiente – oggi – esaminare l’embrione con la sola ispezione al
microscopio, ma (sempre che si voglia conoscerlo veramente) occorre servirsi di
tutti gli apporti che le scienze sopra nominate hanno dato – da qualche
decennio a questa parte – alla di lui conoscenza.
Nell’affrontare tale "ricognizione" ci si imbatte con i concetti di
vita umana; essere umano; individuo umano; persona. Riflettere su questi
concetti è - ovviamente – lo scopo del chiarimento ontologico; ma (a mio
modesto modo di vedere) ciò va fatto dopo aver ben descritto e compreso ciò
che si verifica nel corso di poche ore, ad iniziare dall’incontro fra un
ovocita ed uno spermatozoo viventi e appartenenti alla specie uomo.
Questa descrizione – necessariamente molto sommaria nel tempo di esposizione
oggi disponibile – è il compito che mi è stato affidato e che mi auguro
possa essere approfondito con le Loro domande.
1. La preparazione dei gameti alla fecondazione
L’evento determinante viene chiamato "fecondazione" (o
fertilizzazione dell’ovocita, in talune espressioni anglosassoni). Questo
"avvenimento" (degno appunto nel linguaggio umanistico e morale di
definirsi "evento") è – biologicamente – considerato e descritto
come un "processo" – che si svolge in tempi circoscritti, limitati e
ben cadenzati – perché è costituito da fasi successive che portano al
risultato che "due cellule sessuali (gametiche e di sesso diverso) si
fondono una con l’altra per dar luogo ad un individuo con potenzialità
genetiche derivate da ambedue i genitori" (GILBERT, 2000).
Protagonisti diretti della fecondazione sono due cellule gametiche di sesso
diverso. Le cellule gameticherappresentano elementi vitali particolari,
rispetto alle altre cellule dell’organismo, perché posseggono una singolare
teleologia, dimostrata non solamente dagli adattamenti morfologico-funzionali,
ma perché – uniche fra tutte le cellule dell’organismo – sono dotate a
questo scopo solo di metà del patrimonio cromosomico (corredo aploide)
necessario alla costruzione del "sistema genetico" del nuovo essere
(corredo diploide).
Il dimezzamento del numero dei cromosomi in ogni gamete avviene con un processo
denominato meiosi, che si svolge in due fasi (meiosi I e meiosi II): nello
spermatozoo maturo ambedue le fasi sono completate prima della eiaculazione;
nell’ovocita maturo è avvenuta solamente la meiosi I, ma la fase successiva
(meiosi II) si verificherà solamente se l’ovocita sarà stato penetrato dallo
spermatozoo (o sperimentalmente attivato con stimoli artificiali).
La preparazione funzionale di ciascuna delle cellule gametiche al compito della
reciproca fusione – se mai avverrà l’incontro – è particolarmente
laboriosa (soprattutto per la linea gametica femminile, costituita dagli ovociti),
inizia per tempo e deve portare (in natura) ad una piena maturazione per
l’esercizio corretto della finalità.
La maturazione è completa nell’ovocita al momento della ovulazione spontanea,
e corrisponde al concetto di "competenza" di questo gamete alla
fecondazione (cioè fecondabilità); mentre il raggiungimento della piena
competenza dello spermatozoo si ottiene - durante la sua ascesa nelle vie
genitali femminili dopo il rapporto coniugale – con il fenomeno denominato
"capacitazione".
Il tempo limitato dell’esposizione non consente di esporre molti dettagli, su
questi essenziali fenomeni.
Affinché i due gameti – maschile e femminile – possano incontrarsi e
interagire nel processo di fecondazione è necessario, ovviamente in natura, che
vi sia l’ovulazione (e cioè la liberazione e l’espulsione dell’ovocita
all’esterno del follicolo ovarico in seno al quale esso è maturato); dopo di
che l’ovocita è come risucchiato nel padiglione tubarico che si è accostato
all’ovaio ovulante.
Ma l’ovocita non è solo; è ancora circondato da una serie avvolgente di
cellule che lo hanno sostenuto, nutrito e stimolato alla maturazione, e cioè le
cellule del cumulo ooforo, che dovranno disfarsi e negli interstizi delle quali
dovranno insinuarsi gli spermatozoi che si dirigono verso l’ovocita.
E’ ben noto che il fenomeno dell’ovulazione ha un ritmo periodico durante il
ciclo mensile femminile, definendo la fase fertile dalla fase non fertile.
L’incontro tra ovocita ovulato e spermatozoo avviene – sempre in natura, ove
vi sia stata l’eiaculazione in vagina nella fase fertile del ciclo – di
regola nel padiglione tubarico, ove poche migliaia di spermatozoi maturi e
mobili sono pervenuti – rispetto a qualche milione di deposti in vagina –
percorrendo in poco tempo un viaggio di circa 15 cm.
2. Le fasi del processo di fecondazione
Inizia la fecondazione, che vorrei descrivere con qualche maggiore dettaglio e
nei tempi secondo i quali si realizza. Diciamo "tempo O" il momento
del "contatto ravvicinato" fra spermatozoo (che ha superato il cumulo
ooforo) e la superficie esterna dell’ovocita.
Si riconoscono le fasi seguenti:
1. adesione, fissazione della testa spermatica (che contiene il nucleo portatore
del corredo cromosomico maschile) alla superficie villosa dell’ovocita e
penetrazione attiva di uno spermatozoo nella zona pellucida (membrana collosa
protettiva che circonda l’ovocita). Questa prima fase si compie in 30-40
minuti circa dall’incontro-adesione alla superficie esterna della zona.
2. fusione delle membrane cellulari dello spermatozoo e dell’ovocita una volta
che lo spermatozoo ha superato lo strato gelatinoso della zona, con scivolamento
del nucleo maschile nell’interno dell’ovocita (a 45-60 minuti
dall’incontro). Questo avvenimento determina:
a) attivazione immediata del metabolismo dell’ovocita: si producono
oscillazioni del Calcio che provocano in pochi secondi la chiusura dello spazio
corticale ovocitario alla penetrazione di altri spermatozoi, ed ha luogo in
breve tempo il completamento della meiosi II ovocitaria;
b) segue la rimozione delle membrane che avvolgono i nuclei maschile e
femminile, la decondensazione dei cromosomi, la sostituzione in essi di alcuni
costituenti della cromatina etc.. Dopo una fase in cui i nuclei decondensati non
sono visibili, si delineano di nuovo al microscopio i due aggregati di cromosomi
(uno maschile, uno femminile), che ora i biologi hanno chiamato "pronuclei"(maschile
e femminile), ancora distanti tra loro, ma che appaiono ora ricoperti da nuove
membrane porose – fabbricate con proteine di origine ovocitaria, cioè
materna- atte agli scambi di sostanze. L’orologio dello sviluppo segna che son
trascorse da 2 a 8 ore dall’incontro ravvicinato (ora O), a seconda della
capacità intrinseca di sviluppo del nuovo essere, cui viene dato da molti
biologi il nome di zigote.
Prosegue il processo:
c) si forma nel citoplasma, ad opera del "centriolo" d’origine
maschile – che è penetrato nell’ovocita assieme al nucleo maschile -
l’apparato contrattile-fibrillare di microtubuli. Questi si dispongono a
raggiera attorno ai nuclei e si agganciano ai cromosomi (cosidetta formazione
del fuso). Per azione delle proteine contrattili dei microtubuli i due pronuclei
vengono gradatamente attratti uno verso l’altro (da 8 a 17 ore dall’incontro
ravvicinato). I due nuclei, ormai venuti a contatto, vengono denudati delle
membrane nucleari, cosicché si liberano di nuovo i cromosomi in esso contenuti;
d) è il momento in cui si replicano i cromosomi, che si distribuiscono
(appaiati gli omologhi, maschile e femminile), allineati nell’equatore del
fuso mitotico (da 15 a 30 ore dall’incontro);
e) si forma un solco nel citoplasma periferico e nella corticale di questa
grossa cellula (che da taluni viene chiamata ancora zigote, da altri embrione
unicellulare) solco tangenziale alla direzione dell’equatore del fuso. Questo
solco approfondendosi progressivamente porta infine alla formazione di due
cellule, in ciascuna delle quali viene attratto uno dei "set"
duplicati dei cromosomi (da 16 a 35 ore dall’incontro).
A questo punto, il processo della fecondazione è terminato. Si sono formati i
due blastomeri (così si chiamano le cellule delle prime 2 o 3 divisioni cui va
incontro proseguendo lo sviluppo l’embrione); blastomeri che presentano ancora
una capacità di dare origine ciascuna ad un processo di differenziamento
embrionale autonomo. Questa capacità viene definita "totipotenza" ed
è alla base della gemellarità monozigotica, che si produce se viene a mancare
la coesione fra i blastomeri o subito, o nel corso del successivo precoce
sviluppo dell’embrione.
Nelle ore e nei giorni successivi prosegue lo sviluppo senza interruzione di
continuità, dando luogo alla "morula" (4-16 cellule al 3°-4°
giorno, a partire dall’ora O), ove i singoli blastomeri dialogano fra loro
attraverso il contatto superficiale ed i numerosissimi microvilli della parete
esterna; poi si verifica il fenomeno della "compattazione"
dell’embrione (ove le cellule si stringono fra loro scambiando ponti cellulari
e sostanze induttrici), infine si perviene alla blastocisti (4°-5° giorno
dall’inizio del processo della fecondazione), in cui si delinea una massa
cellulare interna che darà luogo alla "corporeità" del nuovo essere
in senso proprio ed uno strato più esterno, laminare, che produrrà lo sviluppo
degli annessi ovulari e la placenta, necessaria all’impianto ed alla
nutrizione dell’embrione. Ormai, fisiologicamente, siamo al 6°-7° giorno, e
l’embrione (blastocisti) trasportato dalle correnti fluide lungo la tromba è
ormai arrivato nella cavità uterina, ove a partire dal 7° giorno si impianta.
3. Una riflessione finale sulla biologia dello sviluppo dei primi sette
giorni
Cessa a tal punto la nostra pur sommaria descrizione dei "primi 7
giorni", ma viene il momento della riflessione finale. Questa si articola
nel riconoscimento di alcuni "principi" biologici che emergono dalla
descrizione dello svolgimento dei fatti.
1) Sul piano razionale, si può riconoscere il momento di inizio del processo
che dà luogo all’origine di un nuovo "essere umano" nell’incontro
fra uno spermatozoo ed un ovocita della stessa specie. Con la penetrazione del
nucleo (testa dello spermatozoo) e del tratto intermedio che porta con sé il
centriolo, il quale come abbiamo visto avrà ruolo determinante nella formazione
del fuso) e con la conseguente "attivazione" dell’ovocita che la
penetrazione determina, inizia - nel tempo e nello spazio – uno sviluppo umano
(che potrà proseguire se supererà molti ostacoli, attraverso una indubbia
perdita naturale, di cui è tuttavia difficile accertare l’entità). Con la
penetrazione dello spermatozoo nell’ovocita, l’essere che ne risulta si
costituisce paritariamente con un apporto ereditario paterno, che si affianca
all’apporto genetico materno già presente nell’ovocita.
Lo svolgersi della seconda fase della meiosi ovocitaria dopo l’entrata della
testa spermatica non interferisce con l’apporto aploide materno, perché il
nucleo maschile è ancora "segregato" e compatto e perché il
crossing-over (scambio fra cromatidi) è già avvenuto nella prima divisione
meiotica. Ma subito dopo l’ingresso nell’ovocita (superamento della membrana
ovocitaria), il nucleo maschile subisce profonde modificazioni biochimiche
molecolari, che vengono a predisporre la funzione (genetica) che il genoma
maschile inizierà subito a svolgere. Con l’accoppiamento dei due set
cromosomici nella piastra equatoriale e la distribuzione paritaria degli
omologhi nei primi due blastomeri, inizia l’attività della nuova combinazione
genica, che si renderà – con i mezzi attuali di indagine disponibili –
evidente già allo stadio di 4 blastomeri.
2) La biologia e più in particolare l’embriologia, forniscono la
documentazione di una definita direzione di sviluppo: ciò significa che
il processo è "orientato" – nel tempo – nella direzione di una
progressiva differenziazione e acquisizione di complessità e non può
regredire su stadi già percorsi.
3) Un ulteriore punto acquisito con le primissime fasi di sviluppo è quello
dell’" autonomia" del nuovo essere nel processo di
autoduplicazione del materiale genetico.
4) Strettamente correlate alla proprietà della "continuità" sono
anche le caratteristiche di " gradualità" (il passaggio
necessitato nel tempo da uno stadio meno differenziato a quello più
differenziato) e di " coordinazione" dello sviluppo (esistenza
di meccanismi che regolano in un insieme unitario il processo di sviluppo).
Queste proprietà – all’inizio quasi trascurate nel dibattito bioetico –
vengono sempre più considerate importanti in epoca recente, a motivo delle
progressive acquisizioni che la ricerca in vitro offre sulla dinamica dello
sviluppo embrionale anche nelle fasi morulari che precedono la formazione della
blastocisti. L’insieme di queste tendenze costituisce la base per interpretare
lo zigote già come un "organismo" primordiale (organismo
monocellulare) che esprime coerentemente le sue potenzialità di sviluppo
attraverso una continua integrazione dapprima fra i vari componenti interni e
poi fra le cellule cui dà progressivamente luogo. L’integrazione è sia
morfologica che biochimica. Le ricerche in corso già da qualche anno non fanno
che apportare sempre ulteriori "prove" di queste realtà.
5) Per l’esatta comprensione dei fenomeni che si verificano in questa fase
(precoce) dello sviluppo è necessario ricordare ancora due "proprietà"
dell’embrione, che a prima vista appaiono fra loro sostanzialmente
antitetiche: la " totipotenza dei blastomeri" e la "
progressiva determinazione cellulare".
Di fronte al fenomeno della totipotenza dei (primi) blastomeri, è stata
sostenuta la impossibilità logica della coincidenza fra zigote e individuo,
affermando che non c’è sicurezza di individuazione sino a che non si è
formata la stria primitiva e i differenziamenti connessi.
A tale obiezione, si è risposto anzitutto ricordando che il fenomeno della
gemellarità monozigote è – nell’uomo – l’eccezione rispetto alla norma
dello sviluppo embrionale (1:280 circa per i monozigoti, il caso più semplice),
mentre è la regola in specie più lontane. Come è noto, il fenomeno può
essere riprodotto - sperimentalmente - nelle specie in cui la poliembrionia è
accidentale mediante la separazione ad arte dei blastomeri; ma può in natura
verificarsi spontaneamente quasi per una gemmazione (o scissione) dal primitivo
embrione; e questo è un argomento a favore della genesi del gemello monozigote
attraverso il "distacco" di uno o più blastomeri dall’individuo
"iniziale" (riproduzione per gemmazione di una "copia
genetica" del primitivo individuo), con la continuazione dello sviluppo
autonomo dell’uno secondo il programma genetico previsto e inizio dello
sviluppo dell’altro individuo dal blastomero totipotente distaccato (SERRA,
1989). Si ipotizza anche che ad un unico "piano di sviluppo",
caratterizzato da "campi genetico-biologici" di influenza
nell’ambito del determinismo cellulare, si sovrapponga (per qualche
irregolarità sopravvenuta, quali ad es. un crossing-over mitotico) un secondo
piano di sviluppo che influenza un nuovo campo di determinazione cellulare. Ciò
è possibile, s’intanto che è presente un sufficiente grado di "totipotenza".
Secondo altre osservazioni, il fenomeno della gemellarità monozigotica può
verificarsi anche in epoca più tardiva. Ciò sembrerebbe sostenuto da alcune
osservazioni condotte anche nella specie umana, con la coltura prolungata della
blastocisti: allorché questa fuoriesce dall’involucro della membrana di
glicoproteine che l’avvolge (la già richiamata "zona", attraverso
la quale è penetrato 6 giorni prima lo spermatozoo e all’interno della quale
si sono svolti tutti i fenomeni già descritti). La blastocisti può deformarsi
per la compressione indotta sui bordi più rigidi del foro di apertura della
zona, cosicché il nascente nucleo cellulare interno può essere meccanicamente
indotto a dividersi in due aggregati.
Oppure, tale divisione del nucleo cellulare interno (le cellule che daranno
luogo alla corporeità del nuovo essere), può avvenire poco tempo dopo. In ogni
caso, si tratta sempre di "eccezioni alla regola" che non infirmano
– sul piano biologico-naturale – il rapporto costitutivo di fusione fra un
ovocita ed uno spermatozoo.
Tratto dall'Agenzia di stampa www.zenit.org