LA STORIA DI MARTINO

  

Il nome di Martino lo abbiamo scelto proprio dopo aver scoperto, all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza, che il nostro bambino era affetto da ernia diaframmatica congenita sinistra. A quel punto la lista di nomi che avevamo già pensato non andava più bene: da quel momento Martino ha subito acquistato nel nostro cuore un posto particolare, non era più semplicemente un bimbo in attesa di nascere, era proprio lui, con la sua patologia e la sua storia. Decidemmo allora che anche il nome dovesse essere particolare e diverso da quelli già pensati quando ancora non lo conoscevamo affatto, e scegliemmo Martino, come auspicio che il nostro bambino sarebbe stato un combattente generoso.

La malformazione mi è stata diagnosticata in un momento in cui Andrea, il papà di Martino, era lontano per lavoro: tutto sembrava procedere per il meglio e avevamo deciso che era giusto che Andrea andasse quindici giorni in Brasile per un convegno cui per lui era importante partecipare. Un giorno dopo la partenza di Andrea feci un’ecografia di controllo perché alla precedente non era stato correttamente visualizzato lo stomaco; io sono per natura abbastanza ansiosa e decisi di ripetere l’ecografia.

Fu allora che incontrai la Dott.ssa Mobili, che anche molti di voi avranno conosciuto. L’ecografia durò piuttosto a lungo, cambiammo ecografo, la Dottoressa intanto mi parlava per tenermi tranquilla: non fu difficile capire subito che c’era qualcosa che non andava. Quando la Dottoressa Mobili mi comunicò che c’era un problema, mi sentii cadere il mondo in testa. Avvertii mio marito della brutta sorpresa. Oggi, scherzando, dice di aver fatto il più breve viaggio in Brasile della storia: dopo appena 36 ore di soggiorno prese il primo volo per tornare a Roma.

Così cominciarono gli ultimi due mesi della gravidanza. Aspettavo sempre i venerdì dei nostri incontri all’Ospedale Bambin Gesù con l’équipe che poi si sarebbe presa cura di Martino (e di noi genitori) dopo la nascita. Ne uscivo sempre un po’ più rinfrancata e con le ecografie mi sembrava di imparare un pochino a conoscere Martino. Visitammo il reparto di terapia intensiva neonatale e di chirurgia neonatale: lì incontrammo altri genitori e ci diedero molto coraggio. Fu senz’altro un bene conoscere prima dell’emergenza i luoghi e i volti delle persone che avremmo poi imparato a conoscere meglio.

Seguendo il suggerimento della Dott.ssa Aite, comprammo un carillon che tenevo quasi interrottamente sulla pancia: lo avremmo poi dato a Martino da tenere in ospedale dopo la nascita; avrebbe riconosciuto il motivetto familiare e si sarebbe sentito meno solo. Oggi posso dire che tra i tanti carillon che poi abbiamo comprato è decisamente il più brutto, ed il meno usato: non ho avuto però il coraggio di regalarlo, né di metterlo da parte.

Dopo due mesi di lunghissima attesa arrivò la data programmata per il parto cesareo. Andrea ed io avevamo le nostre famiglie attorno a noi e c’era con noi anche la Dott.ssa Aite. Erano per me gli ultimi momenti con la “pancia”. Nonostante la preoccupazione avevamo tutti la voglia, o almeno facevamo finta, di sorridere. Dopo due mesi in cui era stato mio marito a farmi forza, mi sembrava che fosse arrivato il mio turno di fare forza a lui: i giorni successivi al parto sarebbero stati “tutti per lui”!

Quando mi svegliai dall’anestesia, Andrea mi disse che era andato tutto bene, che Martino era roseo e molto bellino e che aveva subito preso il ritmo della respirazione assistita. Gli ultimi due mesi di gravidanza furono per me molto difficili, ero terrorizzata dall’idea di un parto pretermine e mi sentivo addosso il peso di un’enorme responsabilità. Appena Andrea mi parlò, mi sentii invece subito pervasa da una strana tranquillità.

I quattro giorni successivi furono effettivamente tutti per il papà. Lui faceva avanti e indietro tra la clinica dove ero io e il Bambin Gesù  ed io aspettavo i suoi racconti. Il quinto giorno il medico mi disse “Carrarì, ma Lei è un grillo, se ne vada a casa!” e così scappai subito da Martino. Fu una grandissima emozione vederlo lì nella sua culla. Mi fece un bellissimo regalo: per la prima volta aprì gli occhi quando ero lì da lui; ancora non li aveva visti neanche il papà.

Di lì in poi Martino ogni giorno ci ha fatto un piccolo regalo, con un piccolo progresso quotidiano. E’ stato molto forte e fortunato e dopo soli, lunghi, sedici giorni lo abbiamo portato a casa. Certo, era un po’ sottopeso, non voleva mangiare, non voleva dormire, eravamo tutti distrutti… ma eravamo colmi di gioia.

Adesso Martino ha due anni e quattro mesi, sta bene ed è dolce e intelligente. Nonostante le avventure di Martino, Andrea ed io abbiamo voluto un secondo figlio. Adesso stiamo aspettando una sorellina. Siamo tutti e tre un po’ spaventati (ognuno dei tre per ragioni diverse…), ma siamo fiduciosi che sarà una grande gioia e una grande forza per tutta la famiglia.

                                                                          Cecilia e Andrea