La Storia di Beatrice, la nostra stellina nel cielo

Siamo Agostino e Lucia.

Abbiamo conosciuto, per caso, il sito Fa.B.E.D. circa un anno fa.

E’ stato un conforto leggere tutto ciò che veniva riportato nel sito e scoprire tra gli esperti dell’Associazione, le persone che tanto mirabilmente ci avevano seguito tanti anni prima nella nostra triste vicenda, che aveva lasciato una traccia indelebile nella nostra vita: il Prof. Claudio Giorlandino e il Prof. Pietro Bagolan.

Sicuramente la nostra storia è la più “antica”. Risale infatti al 1990.

E’ la storia di Beatrice Maria, la nostra seconda figlia, nata a Roma il 24 marzo 1990.

Tutto inizia il 16 febbraio. Avevo appuntamento per un’ecografia presso il Centro Artemisia del Prof. Giorlandino. Ero all’ottavo mese di gravidanza ed era un venerdì. Io, Agostino e Ilaria, la nostra prima figlia di un anno e mezzo, siamo andati insieme a fare questo esame, perché dopo saremmo partiti per le Marche, per trascorrere lì il fine settimana.

Durante l’esame, il medico dopo aver ripetutamente osservato con attenzione il monitor senza parlare, ci dice di attendere e chiama il Prof. Giorlandino. Anche lui esamina con attenzione le immagini del monitor e ci dice che qualcosa non va per il verso giusto, che secondo lui la bimba ha un “ernia diaframmatica destra”. Ci spiega cosa significa, cosa bisogna fare e quali sono i rischi del caso. Cerca di confortarci anche se, con molta onestà non ci nasconde la gravità della situazione.

Telefona immediatamente al Prof. Bagolan al Bambin Gesù e ci manda la sera stessa a parlare con lui. Andiamo subito, il Professore ci stava aspettando e anche lui ci spiega nel dettaglio i tanti rischi e le poche possibilità, l’operazione da affrontare, la necessità di programmare il parto, possibilmente cesareo. Con disponibilità e pazienza ascolta le nostre domande, cerca di rincuorarci e di alimentare in noi quel filo di speranza a cui aggrapparci per affrontare i giorni difficili che sarebbero arrivati e mi consegna una lettera, da dare subito al mio ginecologo, il Prof. Mileti.

Ovviamente non partiamo più, siamo sconvolti, disperati, il mondo si è fermato all’improvviso. Torniamo a casa e nei giorni seguenti inizia il turbinio di telefonate, visite, esami, ecografia morfologica nuovamente all’Artemisia, contatti, accordi per organizzare al meglio il fatidico giorno.

Non ricordo altro del periodo che passa tra il 16 febbraio e il 24 marzo, solo tanta disperazione e un filo di speranza che mi davano la forza di andare avanti.

Il 24 marzo è sabato, il giorno della settimana meno indicato per una situazione del genere. Il mio ginecologo aveva deciso insieme a noi di non fare un parto cesareo, adducendo quale motivazione, la mia facilità e velocità nel partorire, così era stato con la mia prima figlia. Probabilmente era consapevole dei rischi e non voleva penalizzarmi ulteriormente.

Si rompono le acque : è arrivato il momento decisivo e siamo spaventati.

Affidiamo Ilaria alla mia nonna e avvertiamo tutti : ostetrica, ginecologo, chirurgo, genitori. La clinica era abbastanza vicina al Bambin Gesù. Arriviamo e poco dopo arriva l’ambulanza del Bambin Gesù con il medico della rianimazione e l’equipe che lo assiste.

Alle 15.05 nasce Beatrice Maria, kg. 3,000. Velocemente, come previsto dal mio ginecologo, con pochissimi dolori, quasi in punta di piedi, come se non volesse disturbare. E’ bellissima, assomiglia molto ad Ilaria, stesso nasino all’insù, orecchie piccole, capelli neri, leggermente più bassa e più rotonda.

L’ostetrica l’affida subito alle mani del rianimatore che la poggia su un piano a poca distanza da me e inizia il suo lavoro : le apre la bocca, le mette dentro un tubicino, ne mette un altro nel nasino, almeno così mi sembra, perché poi distolgo lo sguardo. Ho quasi paura di guardare cosa le fanno. Le puliscono il visino con un fiocchetto di cotone, la mettono dentro un’incubatrice e le ricoprono il corpo di ovatta. Me la fanno vedere velocemente e la portano via.

Agostino e mio padre vanno con lei. Mi ero raccomandata a mio marito di non lasciarla neanche un attimo e a mio padre di non lasciare solo mio marito. Mia madre rimane con me.

Dopo poco Agostino telefona dicendo che l’ambulanza ha impiegato circa 5 minuti per arrivare al Bambin Gesù, alla bambina hanno fatto le prime analisi e l’avrebbero portata a breve in sala operatoria e promette di richiamare appena terminata l’operazione.

Da quel momento non so quante volte guardo l’orologio, dopo una certa ora mi metto in apprensione, il telefono non squilla, mio marito non si fa sentire.

Poco dopo le 18,30, Agostino e mio padre entrano nella mia stanza.

E’ tutto finito, non c’è bisogno che parlino, si legge sui loro volti, finchè vivrò non dimenticherò mai la loro espressione : Beatrice non c’è più, non ce l’ha fatta, è morta poco prima delle 18,00, è vissuta solo poco meno di tre ore. Non riesco a rendermi conto subito, a realizzare, forse perché non voglio, forse perché non pensavo di dover affrontare quel giorno una notizia del genere. Sapevo che era una situazione che si poteva verificare, ma sapevo anche che nella quasi totalità dei casi un evento negativo era legato al post-operatorio. Invece per lei non era stato possibile neanche effettuare l’operazione, l’ernia era più estesa del previsto.

Agostino mi ha riferito che è stata battezzata alla presenza di un’infermiera, Alessandra, che non conoscendo il nome che le era stato messo, le aveva assegnato erroneamente il suo.

Il periodo successivo è stato pesante e doloroso. Per mesi, il giorno 24, orologio alla mano rivivevo puntualmente quella giornata tremenda. Mi sentivo colpevole, responsabile, come se il mondo mi fosse caduto addosso e non mi sarei mai più rialzata.

Ma il tempo aiuta, si impara ad accettare tutto in maniera diversa. Non solo il tempo aiuta, ma soprattutto l’amore, la famiglia, la fede e Ilaria, che ci ha dato la forza di reagire, di andare avanti, perché era ancora piccola e aveva tanto bisogno di noi.

Si diventa persone diverse, si guarda alla vita con occhi diversi, si coglie il senso vero di ciò che si vive e si rivede la scala di valori in cui si crede, dando importanza a ciò che veramente merita di averla.

Abbiamo sempre voluto che Beatrice fosse comunque parte integrante della nostra vita, anche se in modo diverso. Ogni volta che Ilaria, alla scuola materna, disegnava la sua famiglia, rappresentava noi tre, mano nella mano e una stella nel cielo, Beatrice. Questo perché è cresciuta sentendo continuamente parlare della sua sorellina “speciale”, con amore, con serenità.

Abbiamo imparato tutti a pensarla come la nostra luce in Paradiso, il nostro filtro con il Signore, il nostro piccolo Angelo, che ci protegge, ci aiuta, ci è vicina e veglia su di noi.

Solo dopo cinque lunghi anni, siamo riusciti nuovamente ad accettare la consapevolezza di desiderare un altro figlio e ad affrontare una nuova maternità. Così nel 1995 è arrivato Andrea, il piccolo della famiglia. Nove mesi di paure, di ecografie angoscianti all’Artemisia, di amniocentesi fatta personalmente dal Dott. Giorlandino, di attesa, poi … la gioia infinita di una nuova meravigliosa vita.

Così oggi la nostra famiglia è questa : Agostino, Lucia, Ilaria, Andrea e il nostro Angelo Beatrice.

Da tempo volevamo inviare la nostra storia alla Fa.B.E.D., ma rimandavamo sempre. Forse perché scrivere avrebbe significato rivivere puntualmente ogni momento.

Poi gli eventi ci hanno aiutato. Un mese fa circa abbiamo festeggiato le nostre Nozze d’Argento e abbiamo deciso di fare una festa semplice con i parenti e gli amici più cari. Per l’occasione abbiamo deciso di non chiedere alcun regalo ai nostri cari, ma abbiamo proposto di dare, chi lo avesse desiderato, un piccolo contributo da donare in parte alle missioni in Brasile di alcune Suore a noi molto care e in parte alla Fa.B.E.D.. Così abbiamo preso contatto con la Fa.B.E.D., abbiamo aderito all’Associazione e finalmente inviato la nostra storia.

Approfittiamo di questa opportunità per ringraziare la Fa.B.E.D., che ci ha fornito la possibilità di fare qualcosa in nome di nostra figlia, e per ringraziare il Prof. Giorlandino, il Prof. Bagolan e l’infermiera Alessandra per tutto quello che hanno fatto per noi.

 

Agostino e Lucia