Il documento che segue, tratta di una tecnica innovativa per il trattamento dell'ernia diaframmatica nella fase prenatale.
Desideriamo ringraziare il prof. Deprest e la dottoressa Elisa Donè dell'ospedale dell'Università Cattolica di Lovanio (Leuven) in Belgio, per questo prezioso contributo.
E' disponibile, nella pagina i "nostri esperti", il recapito della dottoressa Donè, per eventuali quesiti.
TERAPIA PRENATALE DELL'ERNIA DIAFRAMMATICA SEVERA:
F.E.T.O. (Fetal Endoscopic Tracheal Occlusion)
L’ernia
diaframmatica e’ un’entita’ clinica in cui e’ possibile riconoscere
diversi livelli di gravita’.
In
casi isolati, cioe’ in assenza di altre anomalie fetali, la severita’ della
patologia e di conseguenza l’esito neonatale e’ determinato da due fattori:
1-la
posizione
2-
il valore di LHR (lung-to-head-ratio), un parametro che misura la grandezza
Feti
con fegato non erniato, e un valore di LHR>1.4 (circa il 25% dei casi di
ernia diaframmatica) hanno in genere una buona prognosi e pur richiedendo cure
intensive neonatali, sono caratterizzati da un buon esito a breve, medio e lungo
termine.
Feti
con erniazione
A
questi casi di ernia diaframmatica severa, e’ possible da qualche anno,
offrire una terapia in utero che consiste nella temporanea occlusione tracheale
nel tentative di aumentare le dimensioni polmonari.
L’intervento
consiste nel posizionamento di un piccolo palloncino all’interno della trachea
fetale. L’accesso e’ per via endoscopica: la fetoscopia e’ una tecnica
relativamente nuova, che permette attraverso l’utilizzo di strumenti di
piccole dimensioni (circa
Il
palloncino, mantenuto in sede per alcune settimane, blocca il normale flusso di
liquido prodotto nelle vie aeree in epoca prenatale. L’accumulo di fluido
all’interno del polmone fetale ne permette l’espansione (contro l’effetto
comprensivo degli altri organi intratoracici) e
ne promuove lo sviluppo e la crescita.
Il
palloncino viene poi rimosso dopo 6 settimane, attraverso un secondo intervento
di fetoscopia o la puntura sotto guida ecografica, in modo da liberare le vie
aeree prima della nascita. L’intervento
di FETO viene in genere effettuato tra 26-28 settimane gestazionali, con
rimozione
Normalmente,
lo sviluppo polmonare secondario all’occlusione tracheale, permette di
migliorare la prognosi di questi fati che arriva a circa il 60% di sopravvivenza
(da <10-15%), paragonabile cioe’ a feti considerati a un livello di
gravita’ intermedia.
L’intervento
viene eseguito in Europa presso 3 centri, all’interno
-
-King’s
College
-Vall
d’Hebron Hospital-Bercelona, Spagna (Prof E Gratacos)
I
casi sottoposti a questo tipo di intervento, sia per la severita’ della
condizione clinica di base, sia per la delicatezza della procedura e
I
casi di gravita’ intermedia (LHR 1-1.4) non necessitano in genere di alcun
intervento in utero, e sono caratterizzati da una prognosi variabile con un
tasso di sopravvivenza
Alcuni
di questi feti tuttavia, data l’imprevedibilita’ della prognosi nei casi
“limite” (LHR=1), necessitano di essere rivalutati nel tempo, in modo tale
da diagnosticare un eventuale peggioramento
Chi
e’ candidato all’intervento di FETO?
L’intervento
di FETO viene offerto solamente nei casi di ernia diaframmatica severa con
erniazione
Altri
parametri possono influire sulla possibilita’ o meno di poter usufruire di
questo trattamento:
Criteri
di inclusione
|
Criteri
di esclusione
|
|
·
Diagnosi
di CDH con erniazione intratoracica ·
LHR
<1.0 ·
Nessuna
anomalia cromosomica o genetica rilevata all’amniocentesi o villocentesi
(cariotipo normale) ·
Nessuna altra anomalia fetale rilevata
ecograficamente ·
Epoca gestazionale:26-28 settimane |
·
Anomalie cromosomiche o genetiche ·
Altre anomalie fetali ·
Controindicazioni
materne all’anestesia ·
Placenta previa ·
Obesita’ materna severa (BMI > 35) ·
Anomalie uterine ·
Fattori di rischi per parto prematuro
(ipercontrattilita’ refrattaria a terapia, cervice uterina < |
L’intervento
avviene in anestesia peridurale (che consente alla madre di rimanere cosciente
durante la procedura e di avere una ripresa veloce successivamente).
Anche
al feto viene somministrata un’anestesia (tramite puntura intramuscolare
ecoguidata) per evitare movimenti fetali durante la procedura.
La
durata e’ variabile (10 min-40 min), a seconda della posizione fetale (che
puo’ richiedere una “versione” esterna in certi casi), della placenta e
della facilita’ d’accesso alle vie aeree.
E’
previsto un ricovero di 2 giorni, dopo il quale, salvo complicazioni, la
paziente puo’ fare ritorno in Italia. Successivamente, e’ necessario
sottoporsi a controlli ecografici seriati presso il proprio ginecologo. Non sono
necessarie terapie farmacologiche, il riposo assoluto o il ricovero tra un
intervento e l’altro.
L’intervento
di rimozione del palloncino viene eseguito con le stesse modalita’ di quello
di FETO, a distanza di 6 settimane.
Quali
sono le possibili complicanze?
L’intervento
e’ in genere semplice e privo di complicazioni per la madre. Esistono tuttavia
dei rischi per la gravidanza ( emorragia, distacco di placenta, morte del
feto, rottura prematura delle membrane e parto prematuro).
A
dispetto degli altri citati, fortunatamente molto rari, la rottura delle
membrane (« iatrogena », cioe’ provocata dall’intervento di
fetoscopia), e’ un fenomeno che si osserva in percentuali variabili tra
16-30%, a seconda dell’epoca gestazionale considerata.
Questa
eventuale complicanza puo’ portare in alcuni casi al parto pretermine e nei
casi in cui cio’ succeda prima dell’intervento di rimozione del palloncino,
richiede assistenza particolare e il riferimento a centri specializzati in grado
di eseguire la rimozione durante il parto (tramite una procedura chaimata
« EXIT ») o immediatamente dopo, in modo di permettere la normale
respirazione dopo la nascita.
Proprio
in vista di queste possibili complicanze, e’ fondamentale che i casi che si
sottopongono a questo tipo di intervento siano seguiti in centri ad alta
esperienza ostetrica e pediatrica.
Sia
la valutazione che l’intervanto presso i centri qualificati a farlo sono
interamente coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, previa richiesta di
autorizzaione mediante il modello E 112. La richiesta di tale modulo deve essere
effettuata presso la proprio ASL di competenza tramite certificazione del
proprio medico curante che attesti la necessita’ di tale intervento e
l’impossibilita’ di eseguirlo in territorio italiano.
Le
spese di viaggio e relative ai familiari che desiderano seguire la paziente sono
a carico della paziente stessa . Esistono comunque organizzazioni di
assistenza a cui fare riferimento per questo tipo di problematiche in ognuno dei
centri sopra menzionati.
Che
cosa accade al momento della nascita?
In
genere i feti che rispondono adeguatamente alla terapia in utero riescono a
raggiungere livelli di prognosi intermedia (sopravvivenza 60%) e, se entrambi
gli interventi non hanno avuto complicazioni, non necessitano di cure
particolari rispetto ad altri feti appartenenti allo stesso gruppo prognostico.
Il
parto comunque dovrebbe avvenire preferibilmente in un centro terziario, dotato
di una terapia intensiva neonatale e un dipartimento di chirurgia pediatrica con
esperienza nel trattamento dell’ernia diaframmatica congenita.
Molti
dei neonati affetti da ernia diaframmatica richiedono infatti cure intensive
neonatali fin dai primi momenti dopo la nascita, l’utilizzo della ventilazione
meccanica ad alta frequenza e in alcuni casi piu’ severi anche l’ECMO
(extracorporeal membrane oxygenation).
E’
quasi impossibile poter prevedere prima della nascita il tipo di supporto
necessario per un neonato affetto da ernia diaframmatica, indipendentemente
dall’eventuale terapia in utero.
Anche
le conseguenze e l’esito a lungo termine (morbidita’) per questi piccoli
pazienti e’ molto variabile. Come per tutti i casi di ernia diaframmatica le
prime ore e i primi giorni seguenti al parto sono fondamentali per valutare il
tipo di cure necessarie e il grado di rispota
del neonato alle cure stesse e per stabilire la severita’ del difetto e la
funzionalita’ polmonare. Anche l’intervento chirurgico di riparazione
dell’ernia e’ secondario alla stabilizzazione delle condizioni
cardio-respiratorie del bambino.
Come avviene l'introduzione del palloncino
Bibliografia:
Deprest
J, Jani J, Van Schoubroeck D, Cannie M, Gallot D, Dymarkowski S, Fryns JP,
Naulaers G, Gratacos E, Nicolaides K.Current
consequences of prenatal diagnosis of congenital diaphragmatic hernia.
J Pediatr Surg. 2006 Feb;41(2):423-30.
Review.
Semin
Perinatol. 2005 Apr;29(2):94-103. Review.
Clin
Obstet Gynecol. 2005 Dec;48(4):910-22.