Come e quando si individua
DIAGNOSI PRENATALE
L’ernia
diaframmatica congenita è oggi molto spesso (ma non sempre) individuata già in
epoca prenatale. La percentuale dei casi identificati in utero supera di poco il
50% (CDH registry) ma viene riportata, in esperienze di singoli centri
particolarmente dedicati, in percentuali che superano il 70% (OPBG).
E’
l’esame ecografico in gravidanza a sollevare generalmente il primo sospetto,
che necessita poi di essere confermato con una valutazione più accurata presso
un centro diagnostico dedicato di terzo livello. L’ecografia pone il sospetto
quando permette di documentare delle “atipie” della normale anatomia del
torace fetale quale l’anomale posizione del cuore che, invece di essere al
centro del torace, è spostato verso destra (in caso di ernia sinistra) o verso
sinistra (in caso di più rara ernia diaframmatica destra).
E’
importante infatti ricordare che quello che l’ecografia non è in grado di
visualizzare il difetto del diaframma (tanto che quasi il 50% dei casi sono
identificati solo dopo la nascita) ma solo i segni indiretti della presenza di
questo, segni legati al passaggio dei visceri addominali in torace. In caso di
difetto diaframmatico sinistro, gli organi che più facilmente possono risalire
in torace sono: intestino, stomaco e milza. In caso di difetto destro l’organo
più frequentemente erniato è il fegato (con la colecisti) e l’intestino.
L’anomala risalita degli organi intestinali in torace induce a sua volta un
effetto di pressione sul polmone (specie quello del lato dell’ernia) e sul
cuore, pressione che induce lo spostamento del cuore verso il lato opposto a
quello del difetto diaframmatico.
DIAGNOSI
NEONATALE
Alcuni
casi, nei quali l’ernia è di dimensioni limitate, la diagnosi può non essere
eseguita in utero, a causa della mancata risalita dei visceri in torace nel
periodo prenatale. Questa avviene invece, con tutta probabilità,
contestualmente al (o subito dopo) il parto. E’ probabile quindi che il
ridotto diametro del difetto impedisca il passaggio precoce (prenatale) delle
anse intestinali in torace e che questo venga invece favorito dalla “spinta”
indotta dalle contrazioni uterine tipiche della fase di espulsione e dalle
modifiche che avvengono nel bambino a seguito della nascita. L’inizio infatti
dell’ attività respiratoria (ed il conseguente passaggio di aria anche
nell’intestino) favorisce, insieme al pianto, l’aumento della pressione nel
compartimento addominale. Ciò induce una “spinta” sui visceri addominali
che ne favorisce il passaggio in torace, anche attraverso un orifizio erniario
di dimensioni contenute.